Pane Burro & Meemmow

12:37
sabato, 20 giugno 2009
CINQUE INDIZI CHE L'ESTATE E' ORMAI ALLE PORTE
5) La gente si rinfresca passeggiando con i coni gelato sulla fronte.
4) Gli anziani sfoggiano il loro look di sempre: canottiera e mutandoni.
3) I turisti riempiono i musei per godersi l'aria condizionata.
2) Puoi cuocere braciole sull'asfalto.
1) La vostra meta per le vacanze è l'Antartide.

CINQUE CURIOSITA' DAL MONDO
5) Nello Sri Lanka può capitare di imbattersi in un raro esemplare di tigre vegetariana dal carattere ipersensibile: se per sbaglio gli offrite della carne, quella se ne va via senza rivolgervi più la parola.
4) Nella Gola di Olduvai, in Tanzania, è stato trovato l'antenato dell'iPod: un ciottolo di pietra rettangolare con delle incisioni tribali. Gli archeologi sono attualmente impegnati nella ricerca delle cuffie.
3) A Rio de Janeiro, durante il carnevale, è tradizione bere il gumalanje. Che cosa sia esattamente non si sa, ma il giorno dopo potreste risvegliarvi nudi in spiaggia in compagnia di un transessuale di nome Jorge.
2) A Kotka, in Finlandia, non accade nulla di interessante a parte il mercoledì pomeriggio.
1) La provincia di Bergamo è famosa per gli orsi emigrati dall'Abruzzo nella seconda metà degli anni Settanta.

DIECI SCENE ELIMINATE DALLA SAGA DI GUERRE STELLARI
10) Luke Skywalker e Leila Organa scoprono di essere discendenti di Al Bano e Romina.
9) Obi Wan Kenobi confessa a Darth Vader di tifare Atalanta.
8) Jabba the Hut muore per eccesso di colesterolo.
7) I Wookie abusano sessualmente di R2-D2.
6) Lando Calrissian cambia nome in Lando Buzzanca.
5) Lando Buzzanca cambia nome in Lando Calrissian.
4) Chewbacca si becca una multa salata per aver parcheggiato il Millennium Falcon in sosta vietata.
3) Terence Hill e Bud Spencer fanno una capatina alla taverna del Bantha Rampante di Mos Eisley per menare gli orchestrali che suonano sempre la stessa canzone.
2) C-3PO fa outing dichiarandosi transgender alla cerimonia che chiude il quarto capitolo.
1) Anakin Skywalker e Padme Amidala fanno all'amore dopo aver fumato di nascosto l'erba di Yoda.
categoria del Post: classifiche
16:30
martedì, 16 giugno 2009
UN' ESTATE ALLE MALDIVE di Carlo Vanzina
Film a episodi dove ne succedono di tutti i colori: Biagio Izzo e Alena Seredova riaccendono il fuoco della passione coniugale dopo aver mangiato barracuda radioattivo in riva ad un atollo contaminato; Enrico Brignano viene scambiato dalla tribù locale per il dio cannibale Katakunka e arso vivo nel mezzo di un barbecue vegetariano; Carlo Buccirosso contrae una malattia rarissima che lo costringe a parlare in bergamasco; Paolo Ruffini ridoppia col team del Nido del Cuculo un capolavoro di Ingmar Bergman, ricevendo minacce di lapidazione da parte di Gian Luigi Rondi e la cricca del Cinematografo; Paolo Conticini e Alessandro Siani si contendono Martina Stella a suon di scoregge alle pendici di un vulcano in eruzione; Enrico Bertolino e Noemi Letizia (esatto, proprio lei, che vi meravigliate a fare?) si fingono padre e figlia per trascorrere le vacanze alla maniera del professor Humbert e Lolita con tanto di Silvio Berlusconi nella parte di Clare Quilty. Infine, Gigi Proietti che si sdoppia in quattro (narratore onniscente, barista balbuziente, capo tribù dall'accento ciociaro e giocatore d'azzardo squattrinato) con tanto di monologo finale sulla bellezza di essere italiani all'estero e fare il cazzo che ci pare.

FERRAGOSTO A OSTIA di Neri Parenti
Christian De Sica e famiglia rinunciano ad un mese di sole e mare ad Acapulco (come vedete, la Marcegaglia non aveva tutti i torti sulla persistenza della crisi) facendo dirotta sul litorale dove trovò la morte Pier Paolo Pasolini. In seguito ad un'indigestione di cozze pepate, De Sica riceve la visita dello scomodo intellettuale e rivive sulla sua pelle le quattordici fermate della Via Crucis, inclusa quella del 46 barrato direzione Spinaceto.
Nel frattempo, Sabrina Ferilli riceve le avances degli Hell's Angels di Tor Vergata mentre i figli si perdono nell'assuefazione etilica e nei paradisi artificiali durante la lettura del nuovo romanzo di Federico Moccia. Pardon, di Alessandro Baricco. Pardon, di Alberto Bevilacqua. Insomma fate un pò voi.

VACANZE A BARCELLONA di Giambattista Avellino, Ficarra e Picone
Nella loro prima commedia estiva il duo comico palermitano organizza una settimana di cazzeggio e trasgressione in quel di Barcellona, ma per un errore si ritrovano a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Ficarra tempesterà di cazzotti Picone fino a quando non si accorgerà che la colpa è sua, ma tempesterà lo stesso di cazzotti il povero Picone. Con la partecipazione straordinaria della squadra di basket locale che tempesterà di pallonate Picone, reo di essere tifoso dei LA Lakers.

L'ESTATE DI CASIMIRO di Wim Wenders
Facendo il verso al capolavoro di Kitano, il regista tedesco torna sul luogo del delitto (Palermo) in compagnia di Campino e Giovanna Mezzogiorno. La coppia di Palermo Shooting adotta un orfanello di Falsomiele, l'autistico Casimiro, e lo porta in giro per la città a bordo di una motoape scassata. Tra montagne di rifiuti, cassonetti bruciati e legioni di ratti e scarafaggi portatori di colera il bambino riacquisterà la parola e manderà a quel paese il fotografo in crisi di identità e la restauratrice timorata di Palazzo Abatellis con un suca degno della migliore tradizione palermitana. Finale surreale con Lou Reed che canta Ciuri ciuri durante un sit-in di protesta degli LSU a piazza Indipendenza.

L'ESTATE DEL MIO PRIMO POMICIO di Federico Moccia
Virginia, sedicenne riminese di nome e di fatto, spera di incontrare il ragazzo giusto per cedergli il fiore della sua illibatezza. Durante un rave party in spiaggia conosce Waltere, un figlio di papà pariolino che sniffa coca con biglietti da cinque euro, e se innamora perdutamente se non fosse per Pandora, una fotomodella anoressica seguace di Scientology che gli lancia delle occhiatacce perversamente libidinose. Nel frattempo, le amiche sfigate di Virginia sequestrano il cantante dei Dari e lo sottopongono a torture disumane che nemmeno in un film di Jess Franco. Colonna sonora dei Miasma.
categoria del Post: cinema, follìe
16:13
venerdì, 12 giugno 2009
Era da poco passata la mezzanotte, quando alle mie spalle sentii arrivare qualcuno con passo felpato.
Era Enrico Berlinguer, che ieri aveva compiuto il venticinquennale della sua scomparsa.
"Compagno Meemmow!", mi disse poggiandomi la mano sulla spalla.
Dalla paura balzai sulla sedia e mi ritrovai con la testa incastrata nello scaffale della scrivania.
"Ieri ho fatto l'anniversario e ti sei dimenticato di me! Neanche un post, per la miseria!"
"Chiedo scusa, compagno", dissi mentre cercavo di disincastrarmi il cranio con non poca difficoltà, "Ho cercato di buttare giù due righe ma non sono riuscito a scrivere uno straccio di memoriale che fosse decente!"
"Ah, è così che stanno le cose!", mi disse Berlinguer agitando i pugni in aria, "Uno come te viene al mondo mentre io galleggio sospeso in aria tra la vita e la morte, e questo è il ringraziamento!"
"Ehi, ero appena venuto al mondo, che ne potevo sapere del tuo stato in quel momento?"
"Compagno Meemmow", riprese Berlinguer in tono grave, "Tu disonori me, il partito comunista e il popolo italiano. Senza pormi alcuna questione morale nei tuoi confronti ti spellerò vivo con questa falce e sfonderò il tuo cranio con questo martello, ajò!"
Ma prima che il dolce Enrico - come lo ricordavano in una canzone - si accanisse su di me, riuscii a disincastrarmi il capo ricciuto dallo scaffale cadendo all'indietro. Mi punsi una natica con la punta della falce e cominciai a correre come Forrest Gump in un campo minato inseguito da vietcong con la cirrosi epatica. L'inseguimento ricordava le comiche di Buster Keaton, o almeno così credevo: Buster Keaton, da dietro un angolo, mi fece uno sgambetto e caddi rovinosamente per terra schiacciandomi il naso come una massa informe di pongo.
"Ti farò pentire amaramente di non esserti tesserato gratis!", gridò Berlinguer brandendo falce e martello, quando all'improvviso David Carradine lo stese con un calcio ben assestato alla nuca.
"... Bill?"
"Alzati figliuolo, la situazione sta degenerando e ho la gola secca. Andiamo a berci un Kuala Lampur"

Stordito e confuso, sedevo di fronte a David Carradine bevendo mestamente un Negroni on the rocks.
Il naso mi faceva male come un calcio alla nuca sferrato dall'uomo che sorseggiava lentamente squadrandomi da cima a fondo, sopracciglia comprese.
"Sai, Meemmow, è da molto che ti sto osservando", disse David - o Bill, se preferite - facendo tintinnare il bicchiere con la punta delle dita, "Non saresti un buon elemento per la mia nuova squadra"
"Come dici, scusa?", gli chiesi mentre un cubetto di ghiaccio mi andava di traverso nella narice.
"Beh, sai il casino che ha fatto la Sposa nel volume secondo. La vita nell'Aldilà è così grigia e monotona che neanche l'hobby più salutare al mondo può risollevare"
"Che hobby hai nell'Aldilà?"
"Insegno kung fu e coltivo gardenie. Sai che spasso"
Bill - o David, se preferite - ingollò l'ultimo sorso di Kuala Lampur e sbattè forte il bicchiere sul tavolo, frantumandolo in schegge bagnate d'alcol. Il barman assistette alla scena e si presentò minaccioso al nostro cospetto.
"Qui i bicchieri si pagano, pieni o vuoti che siano", disse dall'alto della sua calvizie.
"Posso farti una domanda, Kojak?", disse Bill con uno sguardo che non diceva niente di buono, "Hai mai rotto un bicchiere mentre lo pulivi?"
"Il bicchiere rotto si paga, è la legge del locale", disse il barista sbuffando dalle narici pelose.
"Ti ho fatto una domanda, e trovo che sia scortese da parte tua negarmi una semplice risposta come si o no"
"Tu rompi il bicchiere e io ti rompo la faccia se non scuci la grana"
"Amico", disse Bill alzandosi con gran calma, "Se c'è una cosa che non sopporto sono i tipi grandi grossi e calvi come te che incutono timore nella gente per sentirsi Dio in terra. Dio, o quello che noi crediamo essere Dio, non ha tempo da perdere con due clienti e un barista in questo momento. Ha sicuramente impegni molto più seri in agenda, e nè io nè tu nè questo tizio col naso schiacciato rientriamo nei suoi piani attuali. Quindi, sii gentile con questo vecchio signore e questo giovane sfigato. Porta il conto, noi ce ne andremo dal tuo locale e forse ti lasceremo una mancia adeguata per riparare al danno provocato. Ma non osare atteggiarti al re del mondo che credi di essere, sono uno che ha scorte di pazienza assai limitate"
Un silenzio imbarazzante circondò le mura del pub.
Il barista lanciò un'occhiataccia a me, poi a Bill e infine a me.
Che cosa gli avevo fatto, io?
"Fanno diciotto euro, bicchiere incluso"
"Scusa, come hai detto?"
"Ho detto: fanno diciotto euro. Diciotto euro"
"Ah, capisco. Si, certo", disse Bill, "E così fanno... diciotto euro. Beh, mi pare più che corretto"
"Corretto o meno, paga e porta via il tuo amico caparezza fuori dal mio locale"
Bill tergiversò silenzioso per qualche secondo, poi con scatto fulmineo gli rifilò una combo da venti punti di danno calciandolo in faccia come un sacco di sabbia da boxe. La testa del barista girò su se stessa come una trottola, e Bill gli inflisse il colpo di grazia con un destro secco e pungente dritto nello stomaco.
Assistetti alla scena con occhi sgranati e bocca spalancata, guardando la vittima cadere a terra come un albero abbattuto dalle possenti bracciante di un taglialegna canadese.
"Andiamo, Meemmow, conosco bettole migliori di questa", disse Bill senza scomporsi più di tanto.
Estrasse dalla tasca un deca e lo infilò nel grembiule sozzo del barista, poi ce ne andammo lasciando atterriti i clienti che avevano assistito impotenti alla scena.

"David... cioè, Bill... posso farti una domanda?"
"Dimmi pure"
"Cosa vuoi da me?"
"Niente"
"Niente?"
"Esatto", disse Bill sfoggiando un sorriso di sincera cordialità.
"Ma allora perchè mi hai salvato da Berlinguer? E la lezione al barista?"
"Ragazzo", mi disse poggiandomi la mano sulla spalla, "Se mai avessi bisogno di uno come te nella mia nuova squadra potrei farci su un pensierino. Magari potresti fare da mascotte"
"Sarebbe un onore", dissi, ma Bill non c'era più.
Mi ritrovai da solo, in mezzo alle prime luci dell'alba, mentre la Dora scorreva placida annegando qualche anatra bisbetica.
Tornai a casa, mi infilai sotto le coperte e cercai di dormire.
Se non fosse stato per Elvis che cantava sotto la doccia in compagnia di Marylin e Anne Nicole.
Sotto il letto trovai il martello col quale Berlinguer mi voleva sfondare il cranio, mi diedi un colpo in fronte e raggiunsi il mondo dei sogni in compagnia di Amintore Fanfani.
"Andiamo a cercare una rana!", mi disse.
Dopotutto, me lo meritavo. E non sapevo che a Fanfani piacesse la cucina francese.
La rana, però, aveva un sapore disgustoso.
Poco importa, quanto ti ricapita di cenare francese con Fanfani?
categoria del Post: follìe
01:41
martedì, 09 giugno 2009

E il Real annunciò:

"Meemmow nostro, è ufficiale"

Poco dopo la mezzanotte la conferma dal club madridista. Ha firmato per 6 anni. Il Real l'ha pagato 64,5 milioni al Milan e 2,7 milioni al San Paulo. Guadagnerà 9 milioni di euro netti l'anno

MILANO - L'attesa nella notte si profilava lunga. Anzi lunghissima. Invece era da poco passata la zezzanotte (00:16, per la precisione) che da Ganci Food, sede del ritiro, arrivava la notizia che tutti conoscevano ma che mancava dell'ufficialità: "Meemmow è del Real Madrid". Lo ha annunciato il presidente delle "merengues" Florentino Pérez, alla radio spagnola 'Onda Cero'. Il siciliano ha firmato per 6 stagioni. Il Real lo ha pagato 64,5 milioni al Milan e 2,7 milioni al San Paulo per diritti di formazione. Guadagnerà 9 milioni di euro netti l'anno. E poco dopo anche il Real, dal suo sito ufficiale, confermava: è fatta

Meemmow sarà presentato dalla società spagnola alla fine del mese, dopo la Confederation Cup, che lo vede impegnato con la nazionale italiana. Alle 00:30 sul sito ufficiale del Milan la società ha pubblicato un comunicato che conferma la cessione del fuoriclasse. "Dalla prossima stagione - si legge - Meemmow giocherà nel Real Madrid. L'A.C. Milan ringrazia l'uomo Meemmow e il grande campione Meemmow per il suo contributo decisivo alle tante vittorie conseguite nei sei anni del suo impegno rossonero. La perdita tecnica, pur grave, potrà essere colmata. Sarà invece molto difficile riempire il vuoto che lascerà l'uomo Meemmow, fulgido esempio di serietà, di impegno e di professionalità. L'A.C. Milan, conclude la nota, interpretando i voti dei dirigenti, dei giocatori e dei sostenitori rossoneri, formula a lui i più cordiali ed affettuosi auguri per il proseguimento della sua carriera sportiva".

La selezione azzurra, attualmente impegnata nelle qualificazioni ai Mondiali 2010, dal 14 giugno sarà in Sudafrica per partecipare alla Confederations Cup. Poi, come detto, la presentazione con tutti i crismi.

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E vabbene, non ci siete cascati.
Oggi compio gli anni, venticinque.
Cinque lustri, un quarto di secolo.

Non c' è male.
E grazie di tutto a tutti quanti voi, lettori e lettrici di Pane Burro e Meemmow.

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E vabbene, vi lascio con un pò di musica. Ci si annusa dopo come sempre!

Ricordatevi solo di abbassare il volume, per favore.
Emerson Lake e Palmer sono dei caciaroni pazzeschi.

categoria del Post: musica, ricorrenze, video, meemmow, follìe
18:48
sabato, 06 giugno 2009
Elettrici ed elettori di Pane Burro e Meemmow,
sarà che in prossimità dei miei cinque lustri cinque l'effetto nostalgia canaglia si fa sentire tosto e forte per svariati motivi: le mattine scolastiche delle elementari e delle medie, i pomeriggi con Bim Bum Bam, i telegiornali della sera con i faccioni dei politici internazionali e la Guerra del Golfo e quei sogni in technicolor che era bello raccontare il giorno dopo agli amici, vantandoti di essere stato visitato contemporaneamente dal Gabibbo e dal pupazzo Uan. E ci metto anche le prime serate di It e Twin Peaks, in trepidante attesa di Pennywise e Bob che da un momento all'altro sarebbero sbucati fuori dallo schermo per portarti lontano da casa in un mondo di affascinanti orrori tutti da scoprire. E le pubblicità con Vialli e Zenga del Sega Mega Drive, l'ocio però di Jerry Cala, le seconde serate estive horror di Italia 1 con i classici di Raimi e Craven (lo so, lo so, se non ci metto sempre l'horror in mezzo non sono contento), il Mega Salvi Show, i quiz preserali condotti da Raimondo Vianello, Zuzzurro e Gaspare e Paolo Bonolis, gli scampoli di Drive In e il vespone di Striscia la Notizia edizione Greggio-Pisu.
E ce ne sarebbero tanti altri che non sto qui a elencarvi perchè non sono mica Goethe io.

Però c'è lei, c'è sempre lei, la principessa dalla voce incantata che avresti voluto sposare una volta grande.
Lei che da piccina cantava di un moscerino ballerino e, un pò più grandicella, avrebbe cantanto ancora di ometti blu alti su per giù due mele o poco più, di Yu che ora non c'è più e Creamy invece ci sei tu, di una beniamina di tutti gli dei, di una magica Emi, di un conte Dacula, di come siamo fatti esplorando il corpo umano, di amiche Sailor Moon e ragazzi tredicenni che salvano acrobate del circo della stessa età da una banda di cattivi che non molla mai.
Non è Sabrina Salerno.
Non è Lory Del Santo.
Non è Ambra Angiolini.
E non è nemmeno Nilde Jotti, che a me da piccolo faceva paura per la rassomiglianza con una maestra dell'asilo stempiata e irascibile che a confronto Godzilla era Luc Merenda.

Cristina D'Avena, o Cri-Cri se preferite.
Le nostre infanzie sono state irreversibilmente segnate da lei, un mito pari alla Mina dei nostri padri e delle nostre madri, la mamma-sorella-amica-maestra che tutti quanti volevano al loro fianco. Oggi Cristina è una donna matura che merita tutto quanto il nostro rispetto e il nostro affetto, ma ai tempi nostri dove non c'è tempo per sognare se non rinchiusi dentro un bunker sorvegliato dalle telecamere in compagnia di gente affetta dalla sindrome dei quindici minuti di fama, non ci rimane altro che emigrare su YouTube alla ricerca delle melodie d'infanzia perdute. Ma prima che mi lapidiate con le antologie di Marcel Proust dopo tanto nostalgico ciarlare, lasciatemi postare questo video:





Come andranno a finire queste europee forse lo sappiamo già, ma non è detta l'ultima parola.
Tuttavia, quello che avete appena visto o che forse dovete ancora vedere mi ha lasciato parecchio... sgomento? Non proprio. E' il contesto quello che conta: un'apertura che ricorda Time will crawl di David Bowie, la base musicale residuo degli '80 miscelati ai primi anni '90, il corpo di Cristina che si muove da uno spazio all'altro con fare quasi spettrale, la solita chitarra elettrica di sfuggita per fare rock alla maniera degli Status Quo o degli Scorpions, presenze lynchane che sorridono e sbuffano e salutano inserendosi nei fotogrammi della sigla.

E io che pensavo che Eraserhead fosse una commedia romantica.
categoria del Post: musica, politica, video
22:22
venerdì, 05 giugno 2009
Diomede Pierelli aveva appena abbassato la saracinesca della sua rinomata farmacia di paese quando un losco e allampanato figuro gli si materializzò di fronte.
"Dottor Pierelli?"
"S-s-siii?", balbettò terrorizzato il farmacista col pesante lucchetto nella mano destra.
"Chiedo umilmente scusa", sibillò lo sconosciuto dagli occhi grigi come il fumo di una sigaretta appena accesa, "Sono Ezechiele Faria, maggiordomo degli inferi. Avrei urgentemente bisogno di una confezione maxi di supposte alla glicerina per il mio padrone"
"Guardi", disse imbarazzato Diomede mentre infilava il lucchetto nella fessura della saracinesca, "Non faccio servizio notturno da quella volta che un tossico ci ha rimesso il braccio nello sportello. La prego gentilmente di ripresentarsi domattina alle otto, adesso ho da fare"
Ezechiele Faria gli allungò un centone fresco di bancomat.
"Non è mia intenzione corromperla", disse il maggiordomo, "Ma il mio padrone ha assolutamente bisogno delle supposte da me richieste alla sua cortese attenzione"
Diomede, pur se a malincuore, tolse il lucchetto e rialzò la saracinesca.
Un centone fa gola a chiunque, anche ad un farmacista di paese senza tante pretese.
"Mi segua", disse girando la chiave nella porta d'ingresso, "Facciamo presto però, che ho la riunione di condominio"
"Si riferisce, per caso, alla signora Mozartino?"
"... prego?"
"La signora Mozartino", riprese Ezechiele Faria, "La vedova paralitica del terzo piano. La attendiamo nel girone degli avari la settimana prossima. Il padrone me ne ha parlato spesso e malvolentieri, una tale rompicoglioni..."
Come facesse quel maggiordomo sinistro a sapere della vedova Mozartino, Diomede se lo chiese distrattamente per poi aprire uno scaffale ed estrarre una confezione maxi da 48 supposte di nitroglicerina, distratto dal favore che stava elargendo.
"Lei come fa a sapere della signora Mozartino?", chiese il farmacista.
"Mio caro, agli inferi non passa giorno in cui non si sappia quello che c'è da sapere e basta. Pensi che fra due mesi e mezzo toccherà anche ai coniugi Lambrate del settimo piano, quelli col dobermann che piscia per le scale"
Diomede strabuzzò gli occhi e temette di scomporsi da un momento all'altro. Scambiò una fugace occhiata col maggiordomo, si guardò attorno come se qualcuno si fosse intrufolato di nascosto approfittando dell'occasione e chiuse a chiave la porta d'ingresso.
"Come... come diavolo fa a sapere queste... queste cose?"
"Mio caro", disse pacato il maggiordomo, "Sono per l'esattezza milleduecentoquarantasette anni che servo il signore del male, o il principe delle tenebre se preferisce. So anche come ha tirato veramente le cuoia quella megera di sua cognata Elvira"
"Elvira?"
"Esatto, Elvira Mastice. Mi corregga se sbaglio"
"... è proprio così", disse flebilmente Diomede mentre il sangue gli si gelava nelle vene secche.
"Tutti hanno creduto che si trattasse di un suicidio, e invece...", poi Ezechiele Faria scoppiò a ridere in maniera sinistra e inquietante. Diomede deglutì a fatica la poca saliva che aveva in gola e la sua fronte si imperlò di sudore da fifa. Il maggiordomo si interruppe di colpo, tossendo con la mano davanti alla bocca.
"Non vorrei farle perdere altro tempo, mi pare che la generosa mancia possa bastare"
"Oh, si, certamente. Le spiace se chiudo il locale?"
"Ci mancherebbe! E' stato squisitamente gentile, riferirò al mio padrone della sua generosità nei miei e nei suoi confronti"

Diomede chiuse finalmente la saracinesca della farmacia serrandola col pesante lucchetto e si diresse inquieto alla macchina. Mentre allacciava la cintura, un disagio sempre più crescente risaliva lungo il suo stomaco. Cercò di dimenticare l'accaduto alla vista del centone che spuntava fuori dalla tasca della sua giacca e si diresse verso casa. Parcheggiò all'interno del cortile e si diresse al seminterrato, dove la riunione era cominciata da circa una ventina di minuti. Erano presenti tutti i condomini ad eccezione della vedova Mozartino, alle prese con la sciatica del giovedì, e i coniugi Lambrate che si trovavano fuori città in visita da parenti stretti come un laccio emostatico intorno al braccio di un eroinomane.
"Pierelli, finalmente!", disse Corvomastro del quarto piano, "Temevamo che non ci raggiungesse più!"
"Chiedo scusa a tutti quanti voi, sono stato trattenuto dal... fiscalista"
"Allora, dicevamo", riprese Corvomastro circondato dalla noia dei presenti, "Ci sono giunte parecchie lamentele da molti di voi riguardo la vedova Mozartino e dell'uso improprio che fa dell'ascensore. Ora, non avendo fondi a sufficienza per installare un'adeguata struttura per una portatrice di handicap come la signora, personalmente mi sento in dovere di proporre alla famiglia Ombretti di effettuare un trasferimento di piano..."
Alle altisonanti proteste degli Ombretti e ai mugugni dei condomini con le balle piene, risuonò una secca eco di silenzio nella testa di Diomede. Ripensò ad Ezechiele Faria, al centone e alla confezione da 48 supposte di nitroglicerina. Cercò di scacciare dalla sua mente l'episodio agghiacciante, ma rimase seduto e assorto fino al termine della riunione.
Quando tutti si alzarono in piedi e tornarono alle loro quattro mura, Diomede rimase ancora seduto ad ascoltare dentro di sè la eco di silenzio che adornava le pareti del suo cervello in stand-by.
"Si sente bene?", chiese Corvomastro poggiandogli pesantemente la mano sulla spalla.
"Oh!", trasecolò il farmacista come alla vista del maggiordomo infernale.
"Ho detto, si sente bene?"
"Certo, certo. Adesso vado, mia moglie dovrebbe essere rincasata"
"Ci dorma pure su", disse Corvomastro, "Ogni volta si ripresentano sempre le stesse storie. Mai una volta che si andasse tutti d'accordo! Mai una volta!"

Diomede si infilò nell'ascensore pronto a buttarsi a letto e lasciarsi la faticosa giornata trascorsa alle spalle. Senza accorgersene si ritrovò al terzo piano, di fronte la porta della vedova Mozartino.
Qualcosa lo mosse a suonare il campanello, gli aprì la badante filippina che da un anno e mezzo circa accudiva l'insopportabile paraplegica.
"Buonasira signori, mi dica"
"Sa-salve, sono Pierelli il farmacista, ottavo piano. Mi-mi-mi chiedevo se la signora stesse bene..."
"Ameeeeliaaaa!"
"Scusi signori ma devo andari, buonasera signori"
La badante gli chiuse la porta in faccia, e Diomede sentì come una fitta allo stomaco.
Arrivato a casa, si tolse di dosso la giacca e si stese sul divano del soggiorno cercando di chiudere gli occhi e annientare quello che lo circondava ad esclusione dello spazio vitale che si era ritagliato.
La voce di sua moglie lo destò dall'intento.
"Diomede, amore, perdonami"
"Per cosa, Clara?"
"La riunione di condominio. Ogni volta fai da caprio espiatorio per me e Gisella"
"Figurati se mando mia figlia a farsi due maroni così in quel seminterrato di psicopatici!"
"Abbiamo finito di cenare, ti spiace?"
"No no, figurati, ho fatto tardi senza avvisare. Spiace a me"
"Ti ho lasciato una porzione di parmigiana nel microonde, non c'è bisogno di scaldarla. E' ancora tiepida"
"... Clara?"
"Si?"
"... non ci sono per nessuno..."
"Come vuoi"

Diomede si alzò malvolentieri dal divano, andò in cucina e tirò fuori la porzione di parmigiana che giaceva nel microonde. Prese una forchetta e un bicchiere e si sedette per consumare quella cena non tanto gradita, quando nella sua bocca si fece largo un sapore marcio e disgustoso. Sputò nel piatto e si passò la mano sulla bocca, ritrovandosi le dita sporche di diarrea nera. Un brodo fecale color pece galleggiava nel piatto, e dalla finestra che dava sul balconcino una risata grassa si fece largo tra le quattro mura della cucina.
"Dimenticavo", disse la voce di Ezechiele Faria, "Il mio padrone è un irresistibile burlone!"
Diomede rovesciò per terra il piatto rovinando il bianco candore del pavimento, mentre la risata del maggiordomo infernale commentava i conati e i singulti provocati dal vomito forsennato del farmacista.
Clara e Gisella accorsero preoccupate in cucina, spettatrici di una scena alla quale avrebbe partecipato volentieri l'antipatica Elvira.
categoria del Post: racconti
15:13
giovedì, 04 giugno 2009
Ed eccoci al mese preferito da Frank Sinatra, il giugno che apre le porte all'estate e che aggiunge un anno di più al sottoscritto. Ebbene si, giorno nove compio gli anni. Venticinque per l'esattezza. Cinque lustri, chi l'avrebbe mai detto?
In realtà ci sarebbero le europee, ma è ormai scontato che le vinca il Buco del Membro dopo essere stato sputtanato e bersagliato a sinistra e a manca per l'affaire Letizia, e mettiamoci pure l'attuale crisi monnezzara in quel di Palermo dove si è recato Bertolaso con un plotone di marmittoni a fare da scorta agli operatori ecologici dell'Amia.
La settimana scorsa mi ha corroborato, non c'è che dire, ed è ora di fare accadere qualcosa sul fronte occidentale. Zaino in spalla e fucile in braccio me ne vado incontro al destino, nella speranza di incontrare una giovane mademoiselle sul mio cammino che mi offra un bicchiere d'orzata come nelle striscie di Snoopy eroe della prima guerra mondiale.

Torino in giugno è bella, non da morire ma bella.
Il sole arrostisce l'asfalto, le anatre della Dora migrano nelle fontane delle piazzette, le magliette si impregnano di sudore e la gente dà di matto come il Joker. Presto cominceranno anche le migrazioni vacanziere liguri e romagnole dei torinesi, specie dei tifosi granata che dopo la retrocessione in B daranno la caccia in lungo e in largo a Urbano Cairo. Il calcio mercato intanto comincia a dare i numeri, specie Zamparini che sulla panchina vorrebbe addirittura Ranieri. Seee, come no ;)

Vi lascio dunque con la phonè di The Voice e arrisentirci a presto, care amiche e cari amici di Meemmow.

 
categoria del Post: musica, calcio, video, meemmow
01:17
giovedì, 28 maggio 2009
Ieri mamma Meemmow ha compiuto gli anni, e miglior festeggiamento non poteva non essere che il Frankenstein! di Heinz Karl Gruber col cantante Elio di Elio e le Storie Tese accompagnato dall'orchestra del Teatro Massimo di Palermo diretta dal maestro Danilo Grassi. Una bella festa davvero, ma anche uno spettacolo pieno di sorprese: la prima, sicuramente la migliore, è stata la presenza del giovane Giuppi (proprio lui, il leader della Pirippi's Band) in compagnia dell'amico Fry e di mamma Giuppi; la seconda, invece, la reazione di smarrimento e stizza degli abbonati del Massimo.
Ma andiamo con ordine, e soprattutto con calma: il vostro prode demente sta attualmente trascorrendo una settimana tutta palermitana circondato dall'affetto dei suoi cari, e migliore occasione di questa non poteva capitargli. Neanche il tempo di mollare la piccola Ergastola a papà Meemmow (che si è sacrificato per noi portandola a vedere 17 again - Ritorno al liceo con quel patatone coglione di Zac Efron) che si prendono accordi con Giuppi sul da farsi prima e dopo lo spettacolo. Presentazione di rito con mio sommo piacere e infine lo spettacolo, anzi "la prima opera sinfonica emo" come ribadisce Elio, il quale invita il pubblico a non entusiasmarsi troppo e a godersi la musica nel silenzio che si deve a questa Arte con la a maiuscola.
Il pan-demonium di Gruber occupa il primo tempo, e al quarto d'ora dell'intervallo comincia il pandemonio vero e proprio ad opera degli abbonati: c'è chi definisce Elio un genio, c'è chi lo definisce un mentecatto, chi addirittura vuole farsi dare indietro i soldi del biglietto e chi vuole disdire immediatamente l'abbonamento stagionale.

Il secondo tempo, invece, rincara la dose: Elio, coadiuvato dalla straordinarietà professionale del maestro Grassi, elargisce alla platea classici tesi come La follia della donna, Il vitello dai piedi di balsa, Sogno o son desktop, Nella vecchia azienda agricola e Pork e Cindy inframezzati dalle canzoni di Brecht e Weill (La canzone dei cannoni, La canzone di Mandalay, La ballata del magnaccia) e arie mozartiane con finale rossiniano (Madamina il catalogo è questo, Non più andrai farfallone amoroso e La calunnia è un venticello). Fortuna che un buon 20 per cento del pubblico è giovane e gradisce l'incursione lirica del cantante teso, mentre il restante 80 (composto per lo più da over 60) preferisce borbottare critiche aspre e commenti dannosamente gratuiti nella penombra della platea. Elio, l'orchestra e il maestro Grassi vengono però calorosamente applauditi, fino a quando un abbonato dalla vistosa barba bianca e il cranio pelato si complimenta a dieci metri di distanza col cantante per lo schifo che ha fatto e per i soldi che andrà a riscuotere ben volentieri al botteghino. Elio, da vero gentleman, si scusa per la mancata esecuzione di bis e mentre l'irato spettatore scompare tra le tende di velluto rosso dell'anticamera d'ingresso le note de La terra dei cachi riportano la pace e l'armonia. Ulteriore bis il Largo al factotum di rossiniana memoria chiude degnamente la serata.
Giusto il tempo di raggiungerlo in camerino in compagnia di un Giuppi particolarmente incazzato per il pubblico del teatro e un Fry tranquillo che ci si saluta in fretta e furia perchè il ristorante stava chiudendo (ma ad Elio, sinceramente, non gliene poteva fregare di meno) e si trova il tempo necessario per un autografo che non va per colpa del pennarello e una foto velocissima scattata senza considerare ISO e minchiate varie.

Un sentito grazie ad Elio, all'orchestra del teatro Massimo e al maestro Grassi per la splendida serata e un cordiale vaffanculo agli abbonati del Massimo che si aspettavano un allievo di Pietro Ballo e invece si sono ritrovati un genio. Un genio incompreso soltanto da loro. D'altronde, in una città dove la cultura è morta da anni e il massimo che ti può offrire è un concerto di Tony Colombo al velodromo Borsellino è il massimo dovuto. Per fortuna c'eravamo io, Giuppi e Fry a sostenere il nostro cantante e flautista dall'enciclopedica cultura musicale: sia tu sempre benvenuto assieme alle tue storie tese in quel di Palermo, o Elio, e degli abbonati del Massimo non curarti di loro ma canta e passa.
categoria del Post: eelst, meemmow
20:34
sabato, 16 maggio 2009
Conobbi Noemi ad una festa di laurea, una di quelle feste dove ti ubriachi e ti risvegli il giorno dopo in un fosso tutto bagnato che ti manca un rene e risulti iscritto al Winx Club. O peggio ancora, alla Destra di Storace. Una volta il mio amico G. si ubriacò talmente tanto che vomitò nella scollatura della Santanchè facendole raggiungere l'orgasmo. Dovrei frequentare gente più seria.

Ero seduto su un divano di pelle a elle a bere del pessimo Kuala Lampur in compagnia di don Gianni Badget Bozzo, quando la sua presenza amazzonica destò gli interessi e gli sguardi di tutti: subito mi saltò all'occhio per la giovinezza sprizzante che emanava, il portamento nobile della classe medio borghese di Portici e il suo profumo di Dior da 400 euro a boccetta. La cosa mi eccitò alquanto, tant'è che mi saltò l'occhio sinistro e me lo ritrovai che galleggiava nel bicchiere di Badget Bozzo. Bozzo non si scompose, mi rifilò un ave maria e quindici punti di sutura.

Riuscii ad avere il suo contatto Facebook tramite Pino Lagrossa, paparazzo chiaccherone della vecchia scuola di via Veneto. Una volta fotografò David Niven che mostrava la coda della pantera rosa a Claudia Cardinale, la foto però non venne mai pubblicata e Pino Lagrossa ricevette un milione di lire, che a quei tempi erano un bel gruzzolo. Ultimamente Pino se la passa male, e non gli dispiacerebbe ricevere una telefonata di tanto in tanto da Fabrizio Corona: "L'ho allevato come se fosse mio figlio", mi confidò una volta, "Una volta imparati i trucchi del mestiere mi ha voltato le spalle, senza mostrare la minima gratitudine nei miei confronti". Lasciai Pino nella solitudine del suo dolore e scrissi sulla bacheca di Noemi che ero quel tizio alla festa di laurea che si era fatto suturare l'occhio destro da Badget Bozzo. Lei mi rispose con un :) seguito da "Assì mi ricordo troppo bella quella serata, io domani sera esco con papi. vuoi venire anche tu???".

A parte il fatto che "vuoi venire anche tu???" si scrive con la v di vuoi maiuscola, accettai raggiante l'invito e le lasciai il mio numero di cellulare. Tre giorni dopo mi mandò un sms che era un insulto alla grammatica e alla sintassi: si scusava per non avermi richiamato, ma papi era circondato da gente fastidiosa che gli dava sui nervi e che erano tornati immediatamente a casa, comunque si sarebbe fatta viva lei ciao ciao.
Chi fosse papi non me ne poteva fregare di meno, il mio unico desiderio era rivederla. Oh quante notti insonni trascorse a sognarla come Lady Godiva in sella al suo Ronzinante! A me sarebbe piaciuto farle da sella, non so voi altri, di solito i cavalli non amano lavarsi spesso.

Passò una settimana, e finalmente arrivò la chiamata che tanto avevo atteso.
"Pronto?"
"Ciao sono Noemi, quella di Facebook"
"Ehilà, come va?"
"Maaaaa insomma, papi è su tutte le furie che siamo finiti sui giornali e mia mamma e mio papà non sanno che fare con la stampa. Tu come stai invece, guarda che non mi hai più richiamato eh? Non si fanno 'ste cose, eh!"
La sua voce era tanto irritante quanto melodiosa, un balsamo per le mie orecchie.
Avevo anche ingaggiato Umberto Balsamo per dedicarle una serenata al balcone, come quei due sfigati di Verona, ma dove lo trovavo all'una di notte Cristiano Malgioglio per ricordargli a Balsamo le parole de "L'angelo azzurro"? Finì che Balsamo se ne andò via con le pive nel sacco, mentre io venivo ricoverato d'urgenza per un lavabo che mi aveva spaccato le gengive.

Capii che la mia storia con Noemi doveva finire, anche se non era affatto cominciata.
Dopo aver recuperato le forze da quell'incidente col lavabo le telefonai e le dissi se voleva più bene a me o al suo papi: la seconda che dissi e tutto finì come un battito d'ali di farfalla che scatena un uragano in Bolivia. Gabriel Garcìa Marquez sarebbe ricorso a metafore migliori di questa, e anche ai suoi legali se ce ne fosse stato bisogno.

Il mese successivo caddi in una fortissima depressione che mi fece perdere dieci chili, e una scommessa su chi riusciva a spremere in meno di venti minuti venti tubetti di dentifricio con il solo ausilio delle dita dei piedi tra Belen Rodriguez e uno scimpanzè dello zoo di Sydney. Belen Rodriguez ebbe la meglio, lo scimpanzè non la prese tanto bene e la inondò di sterco marcio. Ci pensò Fabrizio Corona a farne uno scendiletto peloso che regalò con immutata stima a Lagrossa, mandandolo poi a cagare perchè non gli era debitore di un cazzo di niente. That's show business, baby.

La depressione andò via quando lessi l'ultima dichiarazione del premier alla stampa: "Non ho bisogno di governare per avere potere. Ho case dappertutto, barche stupende, una moglie (ormai ex) stupenda e una famiglia bellissima. Io, in politica, mi sto sacrificando per il Paese". Alla sola lettura scoppiai in un cordiale vaffanculo urlato dal balcone, poi scesi giù e dopo aver fatto colazione al bar lasciai che il sole di maggio mi baciasse la fronte e mi irrorasse di energia primaverile. Ormai Noemi era la sottile ombra della scorreggia di un ricordo remoto, e me ne andai bel bello per la mia strada canticchiando Umberto Balsamo.

Come feci ad andarmene bel bello per la mia strada canticchiando Umberto Balsamo?
Così:

categoria del Post: politica, follìe
15:47
giovedì, 14 maggio 2009
Amiche e amici di Meemmow,
i ritmi di questo blog non sono più quelli di un tempo: in una settimana riuscivo a postare almeno tre/quattro cosette interessanti, poi è cominciato un calo notevole se non inquietante che potrebbe aver suscitato sospetti e timori nei miei confronti di blogger. Tralasciando impegni e doveri della vita reale che mi attanagliano come un Laocoonte in riva afferrato da due serpenti marini, e tralasciando anche il fatto che non scrivo neanche più sulla moleskine, e vogliamoci mettere anche in mezzo il passaggio al digitale terrestre che a me sembra una boiata bella e buona, mi pare giusto dover riassumere nella brevità del mio stile i due mesi che il mio caro amico Salvo (o Salvelli o Sorbetti come preferite voi) ha trascorso qui a Torino in compagnia del vostro prode demente in qualità di membro dello staff del Torino GLBT Festival, svoltosi l'ultima settimana di aprile e giunto alla sua ventiquattresima edizione.
Per Salvo una bella esperienza davvero, che gli ha permesso di conoscere non solo tanti artisti interessanti che non godono certo dei riflettori delle passerelle modaiole e dei tappeti rossi lustrati a dovere dei grandi festival, e che dalla loro hanno sicuramente molto da dire e affrontare di quanto non faccia abbastanza poco il cinema mainstream contemporaneo. E' stata un'occasione favorevole per poter presentare al pubblico il suo Youthquake, scritto e diretto in tandem con Manolo, ma anche per conoscere nuova gente e fare nuove amicizie in crescita sempre più esponenziale, e non solo come contatti su Facebook.

Tornando al festival, il premio del miglior film è andato a Leonera (Lion's Den) di Pablo Trapero, storia di detenute argentine che sopravvivono agli spazi angusti delle celle con tutta quanta la forza dell'amore di cui sono capaci, mentre è stato pluripremiato Wu sheng feng ling (Soundless Wind Chime) di Kit Hung, storia d'amore tra un ragazzo della campagna cinese e un imbroglioncello svizzero in quel di Hong Kong.
Notevole il flusso delle numerose e calorose presenze nel corso della settimana al cinema Ambrosio, così come gli incontri sfuggevoli con un Mastelloni al quale hai l'onore di accendere una sigaretta o un Grillini col quale scambiare una veloce opinione sul nulla poviano. E alla fine, quel che rimane dell'edizione numero 24 del GLBT Festival non è soltanto il successo riscontrato ma anche la varietà e la forza contenutistica delle opere medie e lunghe che si sono succedute sugli schermi delle tre sale, destinate solitamente a brevi passaggi in sala di una settimana e mezzo o a destinazioni immediate per il satellite o il dvd, destino tristemente comune e attuale che dovrebbe spingerci a riflessioni più acute sullo stato del cinema in toto.

Ora, della parte festivaliera mi pare di aver detto tutto, e se così non fosse me ne dolgo sinceramente con Roberta, Flavio, Marco e tutti quanti gli altri membri dello staff del GLBT ai quali avevo promesso le memorie di un festival gay-lesbo-bisex-transgender che ha sottratto ore di sonno e aggiunto ore di passione e divertimento. Così come devo delle sentite scuse a Salvo e agli altri per quelle mie facce un pò così, non di chi non ha visto Genova ma di chi non ha dormito tranquillo e tutt'ora non lo fa affatto.
Non voglio stare qui ad annoiarvi con i soliti discorsi paraesistenziali e/o masturbazioni mentali e/o sillogismi illogici che fanno parte del mio stile discorsivo, ma ho tirato più di una somma e devo dire che non sono affatto contento di me. Ecco, finalmente l'ho detto e provo la strana sensazione che da un momento all'altro mi caschi un pianoforte in testa, e una volta passato il dolore potrò tornare ad affrontare il mondo a muso duro. Vedere e rivedere dopo mesi i tuoi amici e renderti conto che se loro ce l'hanno fatta puoi farcela anche tu è un grande bene che però ti fa male, specie se sono due anni che cerchi di fare qualcosa di giusto per le tue ambizioni e i tuoi sogni ritrovandoti con un pugno di mosche in mano e la voglia di gettarti nella Dora in piena con una pietra al collo e un proiettile in fronte.
Consideratelo una sorta di outing esistenziale, perchè lo è e finalmente ho trovato il tempo e il coraggio di dirlo: ho reso la mia vita uno schifo bello e buono, ho sprecato il mio talento e lasciato sfuggire le tante occasioni che mi si sono presentate, ma la cosa peggiore - che ritengo il crimine per eccellenza - è aver deluso tutti quanti. Ho deluso la mia famiglia, che ha creduto e appoggiato la mia volontà di andare lontano in cerca di fortuna, così come ho deluso i miei amici che tante speranze hanno riposto nei miei confronti. Pensavo che non sarei mai riuscito a dire nè a scrivere queste parole abbastanza dure e sincere, ma dovevo pur farlo.

Il mio animo non è certo sereno e sollevato, ma lo trovo del tutto normale.
Sto cercando di darmi una mossa in tutti i sensi e di riparare ai torti e ai danni inflitti ingiustamente.
Mi sono fatto un bienno di spleen, adesso farò un bienno specialistico come si deve pur sapendo che non potrò tornare indietro a quel settembre 2007 neanche se riuscissi a trovare una De Lorean e del plutonio da sottrarre ai terroristi. Il dovere mi chiama, e io, da buon legionario senza però il fascino e il coraggio di Beau Geste, rispondo alla chiamata.

A presto allora, amiche e amici di Meemmow.
Quando potrò sarò su questo blog, quando non potrò capirete sicuramente il perchè.
categoria del Post: cinema, meemmow